Il ragazzo che scrive questo racconto esprime una grande capacità di mettere insieme la fantasia, il possibile ed il destino. Svegliarsi da un brutto sogno e temere di essere rimasti soli al mondo penso succeda a molti di noi, non solo adolescenti, importante è aprire gli occhi pensando a cosa potrà riservarci di curioso la nuova giornata davanti a noi.
Daniela Fagni
Una luce più profonda mi permise di vedere il volto completamente sfregiato di Tom, a malapena si riusciva a vedere gli occhi azzurri.
Non resistevo, dovevo sapere di più su quel ragazzo, così gli domandai il motivo di quelle ferite.
Lui non parlò, ci mise qualche secondo a rispondere, poi disse “è opera di mio padre, mi ha sempre accusato della morte di mia madre che morì dopo la mia nascita, e così ha scatenato la sua rabbia su di me”.
“buonasera ragazzo”; “mi chiedevo se poteva accompagnarmi fino a casa.”
Lui mi rispose che mi avrebbe accompagnato a pochi chilometri da casa, io salii e sentii subito una tanfata sgradevole. Non riuscivo a capire che odore fosse.
“Piacere mi chiamo Robert Reset” .
“Piacere, io sono Matt Parker.”
Notai che il vecchio aveva due dita mozzate alla mano destra.
“Le hai notate subito ragazzo!”, mi disse con voce stridula.
“Sono stati i tedeschi, quei maledettissimi tedeschi, e mi ritengo fortunato, a mia sorella le mozzarono la lingua. Ma in vecchiaia, il destino mi ha punito, mio figlio è morto, aveva problemi psichici, o meglio, non li aveva, ma una mattina si è svegliato ed era impazzito. Prima si è sfregiato tutta la faccia, poi ha terminato il tutto tagliandosi la gola.
Vuoi vederlo? E' qui dietro, non sono riuscito a seppellirlo, non mi va che venga ricoperto da un ammasso di terra.” mi disse sbarrando gli occhi. Poi chiuse le portiere con la sicura, adesso mi fu tutto chiaro, ero finito nella macchina con uno psicopatico che teneva nei sedili posteriori il figlio morto.
“Dai coraggio, voltati non avere paura ti presento Tomhas, ma per tutti è solamente Tom”.
L'avevo già sentita questa frase, pochi minuti prima il ragazzo del cimitero mi aveva ripetuto le stesse parole. Non avevo scelta, dovevo voltarmi, e far contento il vecchio pazzo.
Mi feci coraggio e lentamente mi voltai, con la coda dell'occhio destro vidi due gambe distese o meglio il poco che era rimasto, nel frattempo mi venne un forte dubbio che il ragazzo del cimitero fosse lo stesso che era disteso dietro di me, parecchie circostante coincidevano, entrambi si chiamavano Tom ed entrambi avevano la faccia sfregiata, mi voltai ero troppo curioso di sapere, il cadavere dietro di me era in gran parte divorato dai vermi, che gli uscivano da tutto il corpo: dagli occhi, dalla bocca, dalle narici, dall'addome; ormai il corpo del povero ragazzo era diventato un ammasso di carne putrefatta, ma era ancora riconoscibile, era lui, era lo stesso Tom, il Tom del cimitero.
La mattina mi ritrovai in camera mia, sdraiato sul mio letto, possibile che mi ero sognato tutto?
Poi strinsi la mano e mi trovai un crocifisso d'argento era proprio come il crocifisso che mi aveva regalato Anne, allora mi resi conto di non aver sognato e ripensai alle brevi righe che avevo scritto.
Chiamai mia madre e udii una risposta era ancora viva ma sapevo che il bambino del sogno me la avrebbe strappata via, perchè avevo scelto lei e così quando fosse arrivata l'ora sarei rimasto solo contro il mondo.

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